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Mar 18

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I Paesi fantasma in Sardegna–di ELEONORA D’ANGELO The ghost countries in Sardinia–from ELEONORA D’ANGELO

 

 

I Paesi fantasma in Sardegna

articolo di Eleonora D’Angelo

La questione dello spopolamento in Sardegna va risolta con azioni che risollevino da una condizione di estrema povertà le aree più remote dell’isola. Numerosi sono i paesi fantasma, ormai abbandonati al proprio destino, ma dietro di essi si celano storie ancora vive e tutte da raccontare.

Il nostro viaggio inizia da qui, dalla mappatura dei borghi scomparsi e dal tracciamento di un itinerario per visitare quel che ne rimane

Trenino Verde Sardegna

Storie fra le rovine

C’era un tempo in cui i paesi fantasma erano popolati da persone, amministrati, attraversati da vite che hanno sofferto e amato proprio come noi.

Non c’è peccato grave come il dimenticare, come il perdere un patrimonio di storia che ha, contrariamente al pensiero generale, le carte in regola per diventare risorsa.

L’ istantanea sullo spopolamento in Sardegna (autori Francesco Cocco, Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu) presenta un nuovo modello di futuro, in cui la bassa densità abitativa diventa opportunità di crescita.

Il valore paesaggistico di questi luoghi, unito all’accoglienza e la consapevolezza di una forte identità culturale, possono rivelarsi -secondo lo studio- le basi giuste da cui ripartire per far rinascere il territorio.

I paesi a rischio- estinzione sono molti.

Fra questi figurano figurano Ardauli, nei pressi del lago Omodeo, Morgongiori, Padria, dominato dal massiccio del Monte Minerva e ricco di testimonianze archeologiche. Lo studio “Comuni in estinzione”, effettuato dal Centro Regionale di Programmazione, segnala inoltre la prossima scomparsa di Monteleone Rocca Doria e di Semestene.

 

Monteleone Roca Doria S.Antonio. Fonte Sardegna Digital Library

Viaggio nei paesi fantasma

Terribili alluvioni, emigrazione verso le coste alla ricerca di opportunità lavorative. Le cause dello spopolamento in Sardegna sono diverse, fatto sta che, concatenate, hanno generato paesi spettro.

La mancanza di sviluppo turistico rende questi borghi pressoché sconosciuti, il che sotto certi aspetti, ne aumenta il fascino.

Gairo vecchio

Il vecchio centro abitato di Gairo. Fonte sardegna Digital Library

Situato in uno degli angoli più suggestivi d’Ogliastra, è forse il borgo abbandonato più famoso.

L’alluvione del 1951 ha segnato in modo irreversibile il suo destino, ma se ne possono ancora ammirare le case storiche, le scalinate e i caminetti che una volta scaldavano i suoi abitanti.

Gairo Taquisara è diventata una stazione del Trenino Verde. Il paese e l’area circostante, di elevata bellezza paesaggistica, possono essere visitati muovendosi su rotaia o con la propria auto, facendo attenzione alle strade impervie.

Gairo si trova qui.

Lollove

Il centro storico di Lollove. Fonte, Sardegna Digital Library

Poco distante da Nuoro, questo grazioso borgo si trova arroccato, affacciato su una valle di ampio respiro.

Fra le casette in rovina e le strade che le incrociano l’immaginazione vola come una rondine. Passeggiando a Lollove, come in altri paesi fantasma, scatta un desiderio ultimo del visitatore: quello di sbirciare fra le pieghe del tempo per vedere come si svolgeva la vita di una volta.

In realtà Lollove non può definirsi un vero paese fantasma. Qualche abitante c’è, e il borgo torna sotto i riflettori in occasione delle Cortes Apertas di Autunno in Barbagia.

Gli anziani raccontano di una maledizione.

La storia vorrebbe che delle suore, cacciate dal paese per aver amoreggiato con un pastore, abbiano inveito contro le graziosa cittadina pronunciando le seguenti parole:

“Lollove as a esser chei s’abba è su mare: no as a crescher nen parescher mai!” (trad. “Lollove sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai”).

Lollove si trova qui.

Rebeccu

Bonorva. Chiesa di San Lorenzo di Rebeccu. Fonte sardegna Digital Library

Colpita da un’altra maledizione a quanto pare fu Rebeccu, nei pressi di Bonorva.

Si dice che in epoca giudicale la principessa Donoria, figlia del Re Rebeccu, venne allontanata dal borgo perché accusata di stregoneria. Per vendetta la nobile pronunciò questa frase:

“Rebeccu, Rebecchei da ‘e trinta domos non movei” (trad. “Che Rebeccu non superi mai le trenta abitazioni”)

che lo si voglia credere o no, nel 1950 il paese fu colpito da un grave fenomeno di spopolamento, tanto da vantare il triste record di appena sei abitanti.

Ospita ancora un ristorante di cucina tipica e una famosa manifestazione artistica: il “Rebeccu Film Festival”.

Rebeccu si trova qui

 

Borgo Sant’Angelo

Villa Alice, Borgo Sant’Angelo. Fonte Sardegna Abbandonata

Fra i paesi fantasma più suggestivi c’è Borgo Sant’Angelo, a dieci chilometri da Iglesias.

Avvolto in una folta vegetazione di sugheri e lecci faceva parte della Tenuta Modigliani, ed era caratterizzato da un economia tipicamente agropastorale.

Villa Alice (in foto) era la residenza padronale e la sede degli uffici del fattore. Di incredibile fascino, era composta da circa venti stanze, tutte dotate di caminetto. Ben visibili e antiche testimonianze del passato, sono anche la chiesa dedicata agli “angeli custodi” e gli adiacenti locali officina e stalle.

Borgo Sant’Angelo si trova qui.

Gli altri borghi abbandonati

San Vito, Miniera di Monte Narba. Fonte sardegna Digital Library

Il nostro viaggio fra i paesi fantasma non termina qui.

Il Villaggio minerario di Monte Narba ospitava una volta 900 operai, ed era dotato di tutto il necessario per vivere: ospedale, officina, falegnameria ed altri esercizi garantivano ai lavoratori e alle loro famiglie un’esistenza dignitosa.

Purtroppo a fine ‘800 le attività entrarono in crisi, e ciò non diede scampo nemmeno alla popolazione di Monte Narba, costretta a spostarsi per cercare nuove opportunità. Villa Madama, ex palazzo del direttore, era meravigliosa. Di lei oggi rimane qualche affresco e un palazzo pericolante.

Vecchia diga del Tirso. Fonte Sardegna Digital Library

Alla fine degli anni ’80, con la chiusura della centrale idroelettrica della vecchia diga, la popolazione di Santa Chiara (circa 450 lavoratori) fu costretta ad allontanarsi.

Oggi 30 edifici in stato di decadenza imperano dove prima c’era la vita. Ancora visibili le scritte di alcuni esercizi: la farmacia, l’ospedale e la vecchia scuola.

Recentemente dalle acque della diga è riemersa la casa del capocentrale, diventata meta di turismo.

La casa del capocentrale

The ghost countries in Sardinia

from Eleonora D’Angelo

The issue of depopulation in Sardinia must be resolved with actions that raise the most remote areas of the island from a condition of extreme poverty. There are numerous ghost towns, now abandoned to their destiny, but behind them are hidden stories still alive and all to tell.

Our journey begins here, from the mapping of the lost villages and the tracing of an itinerary to visit what remains of it

Green Train Sardinia

Stories in the ruins

There was a time when ghost towns were populated by people, administrated, traversed by lives that suffered and loved just like us.

There is no grave sin like forgetting, like losing a legacy of history that has, contrary to general thought, the papers in order to become a resource.

The snapshot on depopulation in Sardinia (authors Francesco Cocco, Nicolò Fenu and Matteo Lecis Cocco – Ortu) presents a new model of the future, in which the low population density becomes an opportunity for growth.

The landscape value of these places, combined with the reception and the awareness of a strong cultural identity, can be – according to the study – the right basis from which to start to revive the territory.

There are many countries at risk-extinction.

These include Ardauli, near Lake Omodeo, Morgongiori, Padria, dominated by the massif of Monte Minerva and rich in archaeological evidence. The “Municipalities in extinction” study, carried out by the Regional Planning Center, also signals the imminent disappearance of Monteleone Rocca Doria and of Semestene.

Monteleone Roca Doria S.Antonio. Source Sardinia Digital Library

Travel to the ghost towns
Terrible floods, emigration to the coast in search of job opportunities. The causes of depopulation in Sardinia are different, the fact is that, chained, they have generated spectrum countries.

The lack of tourism development makes these villages almost unknown, which in some respects increases their appeal.

Old Gairo

The old town of Gairo. Source sardegna Digital Library

Located in one of the most evocative corners of Ogliastra, it is perhaps the most famous abandoned village.

The flood of 1951 marked its fate irreversibly, but you can still admire the historic houses, the stairways and the fireplaces that once warmed its inhabitants.

Gairo Taquisara has become a station of the Green Train. The country and the surrounding area, of high scenic beauty, can be visited by moving on rails or with their own car, paying attention to the impervious roads.

Lollove

The historic center of Lollove. Source, Sardinia Digital Library

Not far from Nuoro, this pretty village is perched, overlooking a wide valley.

Between the ruined houses and the streets that cross the imagination flies like a swallow. Walking in Lollove, as in other ghost towns, a last desire of the visitor is triggered: that of peeking through the folds of time to see how life once lived.

In reality Lollove can not be called a true ghost town. Some inhabitants are there, and the village returns to the spotlight on the occasion of the Cortes Apertas of Autumn in Barbagia.

The elders tell of a curse.

The story would have it that of the nuns, driven out of the village for having flirted with a shepherd, they ranted against the gracious town by pronouncing the following words:

“Lollove as a chei s’abba is on the sea: no as a crescher nen parescher mai!” (Trad. “Lollove you will be like water of the sea, you will not grow and you will never die”).

Rebeccu

Bonorva. Church of San Lorenzo di Rebeccu. Source sardegna Digital Library

Hit by another curse apparently was Rebeccu, near Bonorva.

It is said that in the judicial era, Princess Donoria, daughter of King Rebeccu, was removed from the village because she was accused of witchcraft. In revenge, the nobleman pronounced this sentence:

“Rebeccu, Rebecchei gives’ and trinta domos not movei” (trad. “That Rebeccu never exceeds thirty houses”)

and whether one wants to believe it or not, in 1950 the country was hit by a serious depopulation phenomenon, so much so that it boasted the sad record of just six inhabitants.

It still houses a restaurant with typical cuisine and a famous artistic event: the “Rebeccu Film Festival”

Borgo Sant’Angelo

Villa Alice, Borgo Sant’Angelo. Source Sardinia Abandoned

Among the most striking ghost towns is Borgo Sant’Angelo, ten kilometers from Iglesias.

Wrapped in a thick vegetation of cork oaks and oaks was part of the Tenuta Modigliani, and was characterized by a typically agropastoral economy.

Villa Alice (pictured) was the manor house and the headquarters of the farmer’s offices. Of incredible charm, it consisted of about twenty rooms, all with a fireplace. The church dedicated to the “guardian angels” and the adjacent local workshops and stables are also very visible and ancient testimonies of the past.

The other abandoned villages

San Vito, Monte Narba mine. Source sardegna Digital Library

Our journey through the ghost towns does not end here.

The mining village of Monte Narba once housed 900 workers, and was equipped with everything needed to live: hospital, workshop, carpentry and other exercises guaranteed a dignified existence for workers and their families.

Unfortunately, at the end of the nineteenth century the activities went into crisis, and this did not even give way to the population of Monte Narba, forced to move to seek new opportunities. Villa Madama, former director’s palace, was wonderful. Today there are still some frescoes and a dangerous palace.

Old dam of the Tirso. Source Sardinia Digital Library

At the end of the 80s, with the closure of the hydroelectric plant of the old dam, the population of Santa Chiara (about 450 workers) was forced to move away.

Today, 30 buildings in a state of decadence dominate where life used to be. The writings of some exercises are still visible: the pharmacy, the hospital and the old school.

Recently, the house of the central office has re-emerged from the dam’s waters and has become a tourist destination.

The headquarter’s house

 

 

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