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Mag 01

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INTERVISTA A GALDINO SABA–INTERVIEW WITH GALDINO SABA

su Lazu                                                                                                         anello di fidanzamento di Cagliari

INTERVISTA A GALDINO SABA

Sono andata a trovare Galdino Saba nella sua bottega d’arte che si trova nella centralissima via Garibaldi a Cagliari. Lui è uno dei pochi orafi ancora rimasti nella nostra isola, e non ammette nessuna eccezione alla purezza della sua lavorazione orafa, che con gli intarsi, la filigrana, la splendida fattura ricalca e custodisce fedelmente la nostra millenaria tradizione.

S. Buongiorno Sig.Galdino, ci parli delle origini del suo mestiere e quindi del suo lavoro..

G. Provengo da una famiglia di artigiani orafi, mio nonno era orafo, poi mio padre, adesso io affiancato dai miei figli che continuano la tradizione. Abbiamo sempre avuto  che io ricordi, la bottega artigiana di famiglia.

S. Come si riproduce un gioiello antico?

G. Dipende, se devo riprodurre gli antichi gioielli sardi, per noi non è difficile perchè abbiamo tutti i modelli e conosciamo le tecniche. Mentre se parliamo di un gioiello ancora più antico, la via ufficiale è chiedere alla soprintendenza. Sono catalogatore regionale dei gioielli, faccio le schede per il museo, ad esempio ho catalogato la collezione Cocco che conta più di 400 pezzi. I gioielli pubblici hanno bisogno di essere catalogati per poter essere esposti ed  assicurati.

Per quanto riguarda i gioielli del VI°,VII°,VIII°secolo avanti cristo, per la loro riproduzione, ci sono una marea di problemi tecnici perche’ sin dal 1° secolo dopo cristo è scomparsa la conoscenza delle varie tecniche di produzione. Per questo motivo ho ideato una tecnica mia per poterli ricreare, e attualmente riproduco gioielli Fenici, Punici, Egizi.

S. Chi è il suo cliente-tipo?

G. In genere i miei clienti sono persone che hanno un forte legame col territorio, come gruppi folk, ma anche persone di una certa cultura che capiscono l’importanza di un gioiello fatto a mano ad arte. Ricordo tantissimi clienti, anche Paolo Fresu, si è sposato con le mie fedi. Da poco ho realizzato delle nuove fedi che sicuramente esporrò, ho fatto mostre in tutto il mondo.

S. Che importanza ha oggi il gioiello rispetto al passato

G. In Sardegna il gioiello è sempre stato utilizzato in base alla classe sociale, in argento o in oro, ma non come ostentazione, ma come segno di appartenenza e di stato sociale. Alcuni gioielli, come ad esempio “su lazu” (il laccio), veniva indossato dalla donna durante le ricorrenze importanti che segnavano la vita agro-pastorale, la festa del santo patrono, la tosatura, la mietitura, mentre la parte che si stacca, “su dominu”(il dominio), veniva usato esclusivamente dalla padrona di casa, per essere riconosciuta subito dagli ospiti. Infatti nell’antica società sarda matriarcale, la casa era popolata da tante donne, la padrona di casa, sua mamma, una sorella nubile del marito, le sorelle di lei ecc ecc.

S. Nella Sardegna di oggi, cosa pensa si potrebbe ancora fare per tutelare il suo settore?

G. La Regione non è stata previdente e non ha fatto nulla per tutelare questo mondo, Anzi. Prima della crisi avevo 16 dipendenti e facevo la produzione nostrana del gioiello sardo in filigrana per tutti i negozi. Dopo è subentrata la crisi, non solo monetaria, ma sopratutto culturale e quindi chi compra il gioiello viene gravato di costi di produzione molto elevati. Hanno iniziato a produrre i falsi che costano meno a causa della bassa qualità e della provenienza da zone dove c’è sfruttamento del lavoro, quindi sono contraffatti. Oggi sono io, orafo che mi devo giustificare davanti al cliente per i miei costi. Con la corsa al prezzo più basso ci perdiamo la cultura, la tradizione millenaria della Sardegna. Ne vale la pena? Paghiamo un prezzo molto alto per questi oggetti di bassa qualità.

Per la nostra Isola spero in futuro  che venga amministrata senza l’ignoranza, l’approssimazione e la mancanza di cultura che ha avuto fino ad oggi. Che magari ci sia qualcuno che oltre ad arraffare, si affacci alla nostra terra in una maniera che non sia PREDATORIA.

S. Sig. Galdino, ci parli dei suoi progetti futuri.

G. Andare in pensione! Ormai ho 70 anni e quindi mi vorrei riposare, continueranno i miei figli la mia attività.

INTERVIEW WITH GALDINO SABA

I went to visit Galdino Saba in his shop of art that is located in the central Via Garibaldi in Cagliari. He is one of the few jewelers still remained in our island, and does not admit any exception to the purity of its gold production, which with inlays, the watermark, the wonderful workmanship and follows faithfully preserves our age-old tradition.

S. Good morning Mr.Galdino, we speak of the origins of his trade and then of his work ..

G. I come from a family of goldsmiths, my grandfather was a goldsmith, then my father, I now flanked by my children who continue the tradition. We’ve always had that I can remember, the workshop family.

S. As you play an old jewel?

G. It depends, if I have to play the ancient Sardinian jewels, it is not difficult for us because we have all the models and know the techniques. Whereas if we talk of an even older jewel, the official way is to ask the superintendence. Are regional cataloger of jewelry, I make cards for the museum, for example, I cataloged the collection Cocco which has more than 400 pieces. Public jewels need to be cataloged in order to be exposed and insured.
As for the  jewelry from VI, VII, VIII century before Christ, for their reproduction, there are a lot of technical problems’ cause since the first century after Christ’s demise knowledge of the various production techniques. That is why I created my own technique to recreate them, and now I play Phoenicians , Carthaginians, Egyptians, jewelry

S. Who is your customer-type?

G. Typically my clients are people who have a strong link with the territory, such as folk groups, but also people of a certain culture that understands the importance of a jewel made artfully hand. I remember so many customers, even Paolo Fresu, he married my beliefs. I recently made the new faiths that surely will explain, I did shows all over the world.

S. How important is the jewel today than in the past

G. In Sardinia, the jewel has always been used according to social class, silver or gold, but not as ostentatious, but as a sign of belonging and social status. Some jewelry, such as “on Lazu” (the noose), was worn by the woman during the important events that marked the agro-pastoral life, the feast of the patron saint, mowing, harvesting, while the part that comes off, “on dominu” (the domain), was used exclusively by the owner, to be recognized immediately by guests. In fact the ancient Sardinian matriarchal society, the house was inhabited by many women, the hostess, her mother, an unmarried sister of her husband, of her sisters etc etc.

S. In Sardinia today, do you think you could still do to protect its industry?

G. The region has not been sighted, and did nothing to protect this world, Indeed. Before the crisis had 16 employees and was doing the home production of the Sardinian filigree jewel for all the shops. It took over after the crisis, not only monetary, but above all cultural and so those who buy the jewel is burdened with very high production costs. They started producing the fakes that are cheaper because of low quality and origin from areas where there is exploitation of labor, so they are counterfeit. Today it’s me, I have to justify myself before the goldsmith to the customer for my costs. With the race for the lowest price we lose the culture, the millenary tradition of Sardinia. It’s worth? We pay a high price for these low-quality objects.
For our Island in the future I hope to be administered without the ignorance, the approximation and lack of culture that has had to date. Maybe there is someone who in addition to grab, not face to our land in a way that is not PREDATORY.

S. Mr Galdino, tell us about his future plans.

G. Retire! Now I have 70 years, and so I would like to rest, my children will continue my activities.

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