motori di ricerca

«

»

Gen 06

Stampa Articolo

FUTURO: COME PROGETTARLO- DI SERGIO FERRARIS FUTURE: HOW TO DESIGN IT-FROM SERGIO FERRARIS

FUTURO: COME PROGETTARLO

articolo di Sergio Ferraris

Tempo fa, per la presentazione del Festival Ecofuturo 2017 a Padova, presso la Fenice Green Energy Park, di Padova sono stato invitato a fare un discorso a dei giovani sul futuro.

Il direttore del parco, Andrea Grigoletto ebbe l’idea di far fare, a me e all’amico Jacopo Fo, una domanda sul futuro, da parte di un nutrito gruppo di Scout, basata sul processo al dottor Ari Seldon descritto da Isacc Asimov, nel volume Prima fondazione, uno dei tre volumi della Trilogia galattica.

La mia passione per la fantascienza e la responsabilità di fronte a una richiesta così strutturata mi ha portato a scrivere la risposta alla domanda, perché se si parla a dei giovani circa il futuro, si hanno una di fronte molteplici responsabilità.

La prima è quella di non illuderli con false promesse, la seconda è quella di non ostacolarli rappresentando barriere insormontabili, ma nemmeno di rappresentare loro delle semplici “autostrade”. La terza responsabilità, la più importante. E’ quella di fornire loro degli strumenti che possano usare a lungo, che non diventino obsoleti. Insomma che siano utili nella loro vita.

Trovare un equilibrio in tutto ciò è complicato. E questa domanda, per le responsabilità che comporta, meritava una riflessione. Per questo motivo ho letto la domanda qualche giorno prima, ho riflettuto, letto alcuni testi e poi preparato un discorso scritto che ho corretto alcune volte.

Ecco la domanda:

Quali percorsi di studio e nuove professioni saranno necessarie all’interno del nuovo modo di pensare rappresentato dall’economia circolare?

 La mia risposta:

Studi e nuove professioni non sono definibili oggi perché il quadro del futuro è fluido. Sarà necessario dotarsi di strumenti, per le nuove sfide sia locali, sia globali.

Il quadro sarà quello di un’economia molto, ma molto diversa. Fondata sul riuso, il riciclo, ma soprattutto sul concetto di comunità che sarà la chiave per avere un futuro migliore.

Noi siamo comunità, che lo vogliamo o no, il frame, lo scenario nel quale ci muoviamo è questo. Non siate individualisti, la narrazione del self made man è falsa.

Prendete Steve Jobs. Steve Jobs, come Edison ed altri inventori, era l’uomo giusto, al momento giusto, con le tecnologie giuste, ma soprattutto la comunità giusta. E vi spiego perché. L’iPhone che magari avete in tasca, non è frutto della genialità di Apple ma della genialità della ricerca pubblica statunitense. Prendete in mano il vostro smartphone e riflettete sulle tecnologie che vi sono contenute:

(1) il microprocessore o unità di elaborazione centrale (Cpu);

(2) la memoria dinamica ad accesso casuale (Dram);

(3) i micro dischi rigidi;

(4) gli schermi a cristalli liquidi (Lcd);

(5) le batterie al litio-polimero (Li-pol) e al litio-ione(Li-on);

(6) l’elaborazione digitale dei segnali (Dsp) basata sugli algoritmi della trasformata di Fourier veloce (Fft);

(7) internet;

(8) il protocollo di trasferimento di ipertesti (Http) e il linguaggio di marcatura per ipertesti (Html);

(9) la tecnologia cellulare e le reti di telefonia mobile;

(10) il sistema di posizionamento globale (Gps);

(11) la navigazione con rotella cliccabile e lo schermo tattile multitouch;

(12) l’intelligenza artificiale con interfaccia vocale (il Siri della Apple).

Tutte queste tecnologie sono d’origine pubblica, sono frutto della ricerca pubblica, le abbiamo pagate tutti noi e la genialità di Steve Jobs fu nel conoscerle e quindi nell’assemblarle. Assemblarle bene, molto bene, con attenzione verso l’utilizzo, l’utilizzatore che siete voi e quindi valorizzando il design.

Quindi la prima cosa che dovete possedere è la curiosità.

Conosco una persona che è molto curiosa a poca distanza da qui. Achille Monegato è direttore della ricerca e sviluppo di Favini, una cartiera. Una cartiera nella quale si fa carta con tutto ciò che capita a tiro, alghe, vinaccia dealcolata, legumi, e ora anche residui di cuoio, mentre domani tessuti. Bene Monegato è competente, lavora da 35 anni nel settore della carta, ed è curioso. Ogni volta che è davanti a una materia lui pensa alla carta, a come la fibra di cuoio si può legare a quella della cellulosa. E così, all’epoca di una crisi epocale della carta, chi innova con curiosità la crisi la supera. Favini fa il 5% di fatturato in più, difende l’occupazione, innova e fa del bene alla propria comunità aumentandone il benessere.

La seconda cosa che dovete avere è il metodo.

Dovrete unire dei punti per ottenere la rappresentazione. Siete fortunati. Quei punti che sono le informazioni oggi sono disponibili molto più che in passato. Ricerche, report, spunti, articoli di giornali, esperti e scienziati sono accessibili attraverso internet. Avete a disposizione, come individui, la più grande massa d’informazioni nella storia dell’umanità e potete usarla a un costo incredibilmente basso. Potete sapere dell’esistenza di una ricerca scientifica senza andare a Stanford, potete averne una copia senza i costi di spedizione, potete parlare con il ricercatore che ha fatto questa ricerca senza muovervi dalla scrivania. Moltiplicate tutto ciò per 10 o per cento e vi renderete conto di ciò che avete a disposizione.

Ma attenzione, avere i punti (le informazioni) non significa sapere come unirli, come tracciare il disegno. Per fare ciò vi serve il metodo. Dovete sapere cosa volete (anche se magari qualcuno vi dirà che è una follia) e come dovete unire quei punti per avere il disegno. Ed è una cosa faticosa che in Italia non si insegna e che dovete pretendere.

A chi vi insegna nozioni dovete dire, anzi urlare: «Siamo pieni di nozioni anche senza i lei. Ci dica come si organizzano queste nozioni, come si traccia il disegno». E’ importante ed è una cosa che vi rimarrà per tutta la vita. E sarà una qualità sempre più richiesta, specialmente con l’economia circolare, la sostenibilità ambientale, e i cambiamenti climatici. Il futuro sarà di chi saprà intrecciare i rifiuti con nuovi processi industriali, per nuovi prodotti, progettandoli per essere mantenuti, usati più volte da persone diverse, in luoghi diversi e con culture differenti. E anche con modalità differenti da quelle che conosciamo. Pensate alla condivisione, allo sharing, a oggetti come l’automobile che smettono di essere oggetti (l’auto in garage) per diventare servizi di mobilità (l’auto in sharing che si usa solo quando serve).

Per finire. Quali scelte fare?

Non possiedo ricette. Potete scegliere studi scientifici, come umanistici, sapendo che saranno necessari entrambi in un futuro che sarà sempre più connesso tra i settori più diversi. Non esistono più scatole chiuse. Gli unici recinti possibili saranno quelli che vi darete da soli ascoltando narrazioni da chi vi vorrà chiusi in questi recinti per i propri scopi, siano politici, siano economici.

Siate curiosi, siate determinati. Ma siate rispettosi di voi stessi. E degli altri.

Sergio Ferraris, giornalista scientifico

 

FUTURE: HOW TO DESIGN IT

article by Sergio Ferraris

Some time ago, for the presentation of the Festival Ecofuturo 2017 in Padova, at the Fenice Green Energy Park, in Padova I was invited to give a talk to young people about the future.

The director of the park, Andrea Grigoletto, had the idea to have a friend and a friend of mine, Jacopo Fo, ask a question about the future, by a large group of Scouts, based on the trial of Dr. Ari Seldon described by Isacc Asimov, in the volume First foundation, one of the three volumes of the galactic trilogy.

My passion for science fiction and the responsibility in front of such a structured request led me to write the answer to the question, because if we talk to young people about the future, we are faced with multiple responsibilities.

The first is not to deceive them with false promises, the second is to not hinder them by representing insurmountable barriers, but not even to represent them as simple “highways”. The third responsibility, the most important. It is to provide them with tools that they can use for a long time, that they do not become obsolete. In short, they are useful in their life.

Finding a balance in all this is complicated. And this question, due to the responsibilities involved, deserved reflection. For this reason I read the question a few days before, I reflected, read some texts and then prepared a written speech that I corrected some times.

Here is the question:

Which study paths and new professions will be needed within the new way of thinking represented by the circular economy?

My answer:
Studies and new professions are not definable today because the picture of the future is fluid. It will be necessary to equip itself with tools, for new challenges both local and global.

The picture will be that of a very, very different economy. Founded on reuse, recycling, but above all on the concept of community that will be the key to a better future.

We are communities, whether we like it or not, the frame, the scenario in which we move is this. Do not be individualistic, the self-made narrative is false.

Take Steve Jobs. Steve Jobs, like Edison and other inventors, was the right man, at the right time, with the right technologies, but above all the right community. And I’ll explain why. The iPhone that maybe you have in your pocket, is not the result of the genius of Apple but the genius of US public research. Take your smartphone and think about the technologies contained in it:

(1) the microprocessor or central processing unit (Cpu);

(2) the random access dynamic memory (Dram);

(3) micro hard disks;

(4) liquid crystal displays (LCD);

(5) lithium-polymer (Li-pol) and lithium-ion (Li-on) batteries;

(6) digital signal processing (Dsp) based on fast Fourier transform (Fft) algorithms;

(7) internet;

(8) the hypertext transfer protocol (Http) and the hypertext marking language (Html);

(9) cellular technology and mobile networks;

(10) the global positioning system (Gps);

(11) navigation with clickable wheel and multitouch touch screen;

(12) artificial intelligence with a voice interface (Apple’s Siri).

All these technologies are of public origin, are the result of public research, we all paid for them and the genius of Steve Jobs was in knowing them and then in assembling them. Assemble them well, very well, with attention to use, the user that you are and then enhancing the design.

So the first thing you have to possess is curiosity.

I know a person who is very curious not far from here. Achille Monegato is director of research and development of Favini, a paper mill. A paper mill in which paper is made with everything that happens in shot, algae, alcohol-free marc, legumes, and now also leather residues, while tomorrow fabrics. Well Monegato is competent, has worked for 35 years in the paper industry, and is curious. Whenever he is in front of a subject, he thinks of paper, of how leather fiber can be bound to that of cellulose. And so, at the time of an epochal crisis of paper, those who innovate with curiosity the crisis overcomes it. Favini makes 5% more turnover, defends employment, innovates and does good to its community, increasing its well-being.

The second thing you must have is the method.

You will have to combine points to get the representation. You are lucky. Those points that are information today are available much more than in the past. Research, reports, ideas, newspaper articles, experts and scientists are accessible through the internet. You have, as individuals, the largest mass of information in the history of mankind and you can use it at an incredibly low cost. You can know of the existence of scientific research without going to Stanford, you can have a copy without shipping costs, you can talk to the researcher who did this research without moving from the desk. Multiply all of this for 10% and you will realize what you have available.

But be careful, having the points (the information) does not mean knowing how to join them, how to draw the drawing. To do this you need the method. You have to know what you want (even if someone will tell you that it’s madness) and how you have to join those points to get the design. And it is a tiring thing that you do not teach in Italy and that you have to expect.

To those who teach you notions you must say, or rather scream: “We are full of notions even without her. Tell us how these notions are organized, how the drawing is drawn ». It is important and it is something that will remain there for life. And it will be an increasingly requested quality, especially with the circular economy, environmental sustainability, and climate change. The future will be for those who know how to weave waste with new industrial processes, for new products, designing them to be maintained, used several times by different people, in different places and with different cultures. And also with different ways from those we know. Think of sharing, sharing, objects like the car that stop being objects (the car in the garage) to become mobility services (car sharing that is used only when needed).

Finally. What choices do you make?

I do not have any recipes. You can choose scientific studies, as humanistic, knowing that both will be needed in a future that will be increasingly connected among the most diverse sectors. There are no more closed boxes. The only fences that will be possible will be those that you will give yourself by listening to narrations from those who will want you closed in these enclosures for their own purposes, be they political, they are economic.

Be curious, be determined. But be respectful of yourself. And of others.

Sergio Ferraris, scientific journalist

Permalink link a questo articolo: https://www.artskyintheroom.com/futuro-progettarlo-sergio-ferraris-future-to-design-it-from-sergio-ferraris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>